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giovedì 22 settembre 2011

QUANDO L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RESTA …. SUBACQUEA: LE ANCORE DI MONTALTO



Prosegue con successo l'inusuale collaborazione tra la A.S.S.O. di Roma, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e il Raggruppamento Aereonavale della Guardia di Finanza del Lazio:  questa volta tocca alle ancore.Prosegue con successo l'inusuale collaborazione tra la A.S.S.O. di Roma, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e il Raggruppamento Aereonavale della Guardia di Finanza del Lazio: questa volta tocca alle ancore.

Nelle more di un accordo tra i tre partner proseguono le attività congiunte con l'obiettivo di individuare e topografare nuovi giacimenti sommersi, acquisire elementi utili alla tutela e assicurare un immediato follow-up alle segnalazioni che subacquei o pescatori dovessero formulare.
E' proprio questo il caso delle ancore antiche di Montalto di Castro rinvenute dai sub di un'associazione locale molto attiva, la AssoPaguro, che sono state oggetto di un primo intervento per il rilevamento topografico e posizionamento cartografico ed ora, per una di queste, si prepara una esposizione sommersa.
Di ancore Romane, o meglio, di ceppi di ancore presumibilmente Romane, ne sono stati trovati quattro. Tre a distanza di una decina di metri l'uno dall'altro su uno scoglio sommerso e il quarto isolato sulla sabbia. Il ceppo è di fatto un grosso bastone, in questo caso di piombo e del peso di circa 450/500 Kg. che, fissato al fusto di legno dell'ancora, serviva a favorirne la presa sul fondo.
Esercitava quindi la funzione assolta oggi dalla catena che tiene "sdraiato" sul fondo lo strumento in modo che le marre possano affondare nella sabbia o nella posidonia o far presa sugli scogli. Mentre la parte lignea dell'ancora antica viene distrutta dal mare, il piombo si conserva ed è questo il caso delle ancore di Montalto, per le quali il team ha deciso di effettuare una operazione di messa in sicurezza direttamente sul posto.
Si è iniziato dal ceppo isolato. 
Ripulito mediante l'uso di una sorbona ad acqua (un grosso aspiratore subacqueo) e fissato su due piastre di cemento affondate nella sabbia, ora può essere segnalato per la visita dei subacquei senza la preoccupazione che qualcuno possa cedere alla tentazione di asportarlo.
Questa realizzazione, oltre a costituire un esempio di applicazione di quanto recita la convenzione Unesco del 2001 a proposito della priorità nel conservare sul posto i reperti subacquei, rappresenta anche un esempio pratico del rispetto che si deve a chi sul territorio ci vive e crede nella possibilità di farne un bene comune.
"Sin dalle prime operazioni" - racconta Mario Mazzoli, direttore Generale della A.S.S.O. - "abbiamo voluto che gli scopritori facessero parte del team di studio. Per chi non è del mestiere può sembrare un approccio scontato ma la realtà è spesso ben diversa.   Le lungaggini, l'indifferenza o, talvolta, la prosopopea degli addetti portano non raramente a snobbare o ad ignorare i segnalatori che invece vanno rispettati e considerati.
Nel caso dell'Etruria Meridionale invece, la disponibilità della responsabile scientifica per il mare ed il litorale, Dott.ssa Valera D'Atri, lascia ampio margine alle collaborazioni e questa con i sub dell'AssoPaguro ne è un chiaro esempio pratico"

Aggiunge Mazzoli: "In fin dei conti o si crede nel lavoro di squadra o certe operazioni risulterebbero impossibili o realizzabili solo a costi proibitivi. Questo è anche il caso della Guardia di Finanza, con la quale la A.S.S.O. ha già collaborato nei mari dell'Albania, che,  dopo le opportune verifiche e mirando concretamente agli obiettivi , ha adottato un approccio innovativo per un ente di Stato così importante assumendosi il rischio di collaborare con una piccola struttura di volontariato come la nostra. La presenza tra noi oggi del Colonnello Virgilio Giusti, Comandante del R.O.A.N. del Lazio, non fa altro che confermare questo interesse."

E' pomeriggio quando il Pattugliatore Buratti e un gommone della Guardia di Finanza rientrano nel porto di Civitavecchia; Finanzieri e tecnici della A.S.S.O. scherzano mentre scaricano una gran quantità di attrezzature ma hanno già la testa verso la prossima meta: i resti un antico relitto navale.

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