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venerdì 30 agosto 2013

31/08/2013: parte il "PROGETTO ALBANUS": campagna di studi triennale sull'Emissario di Albano (Roma)

        
Foto Carlo Germani (Centro Ricerche Sotterranee EGERIA)
                      
Sabato 31 Agosto 2013 la Federazione dei gruppi speleologici del Lazio per le cavità artificiali HYPOGEA varerà ufficialmente il “Progetto Albanus: studio e documentazione dell’antico emissario di Albano” grazie all’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e dell’Ente Parco Castelli Romani. Nella giornata di sabato sarà effettuato il primo sopralluogo speleologico esplorativo del sito. Fu realizzato per regolare il livello del lago di Albano, privo di un emissario naturale, in caso di eccessivo innalzamento delle acque, rendendo abitabili e coltivabili le rive del lago. Si tratta di un’opera di straordinario valore storico, archeologico e speleologico sino ad oggi scarsamente indagata per l’oggettiva difficoltà di percorrenza dello speco, quasi completamente allagato. 

La presenza di imponenti depositi concrezionali rende inoltre l’accesso dall’incile percorribile solo con tecniche speleo-subacquee. L’emissario fu esplorato parzialmente nel 1955 e nel 1958 da Dolci, nel 1958 da Chimenti e Consolini e nel 1978 da Vittorio Castellani che, con Cardinale e Vignati, stese per la prima volta il rilievo completo della struttura dopo numerose ed impegnative ricognizioni che tuttavia non consentirono di percorrere interamente lo speco. La complessità delle operazioni suggerisce di preventivare la durata delle attività esplorative e di studio su un intervallo temporale di almeno tre anni. La campagna di studi denominata “Progetto Albanus”, sarà condotta dai tecnici e ricercatori di Hypogea in stretta collaborazione con la Soprintendenza e con l’obiettivo di esplorare, studiare e documentare l’antico emissario. Il progetto è dedicato alla memoria del Prof. Vittorio Castellani, insigne accademico e speleologo
(http://www.speleology.it/vittorio.html). 

 L’emissario del lago di Albano (o di Castel Gandolfo) è il più noto fra le molte strutture di regimazione dei laghi vulcanici dei Colli Albani ed è anche l’unico citato da fonti storiche (Tito Livio V, 15; Dionigi d’Alicarnasso I, 66 e Piranesi). La tradizione storica colloca l’emissario di Albano tra i più arcaici reperti documentati dell’opera cunicolare romana, secondo solo alla costruzione della Cloaca Massima. Ma non mancano ipotesi che attesterebbero la realizzazione dell’emissario in epoca ancora più antica (V. Castellani, 1999).

Gli studi di dettaglio potranno essere svolti successivamente all’acquisizione di dati più recenti e consentiranno di verificare lo stato attuale dei luoghi, effettuare un rilievo topografico della struttura con moderna strumentazione e restituzione CAD, acquisire la documentazione fotografica e filmata ed effettuare le necessarie analisi ambientali per valutare la possibilità di un intervento – almeno parziale – di bonifica del condotto, la tutela del sito e fornire suggerimenti in ordine alla sua valorizzazione. Il contributo e l’esperienza delle organizzazioni speleologiche afferenti ad HYPOGEA (A.S.S.O, Centro Ricerche Sotterranee Egeria e Roma Sotterranea) è imprescindibile in quanto l’esplorazione presenta tutte le difficoltà peculiari degli ambienti ipogei quali la presenza di tratti allagati, la necessità di muoversi in stretti cunicoli superando zone concrezionate, crolli e probabili dissesti e la progressione richiede l’utilizzo di specifiche tecniche speleologiche e speleosubacquee ormai ampiamente collaudate, che possono trovare sintesi solo in un gruppo di lavoro multidisciplinare quale il nostro. 

mercoledì 28 agosto 2013

"SPELEOLOGIA SUBACQUEA: MONDI SOMMERSI E GROTTE IN MARE" (di Mario Mazzoli, General Manager ASSO) - Rivista della Guardia costiera, giugno 2013

      

Sul numero di giugno 2013 della rivista della GUARDIA COSTIERA è stato pubblicato un articolo di Mario Mazzoli, General Manager della A.S.S.O., sulle esplorazioni speleosubacquee in grotta e in mare.

"Un gommone si avvicina alla falesia calcarea, occupato da subacquei carichi di attrezzature. Da un secondo natante, attraccato sotto costa, altri sub stanno calando in acqua una specie di siluri e delle telecamere. Ma cosa ci fanno dei subacquei così bardati in una zona dove il fondale è meno di sette metri? Stanno esplorando una sorgente che si apre sulla parete di roccia, a pochi metri di profondità ma che prosegue all’interno del massiccio montuoso sovrastante il Golfo di Orosei per più di due chilometri. Veicoli subacquei, respiratori a circuito chiuso, fari, filo di Arianna .. sono speleo subacquei. Quando si pensa ad uno speleo subacqueo lo si vede nel fondo di una grotta, sporco di fango, attorniato dai colleghi speleologi che dopo avergli trasportato le attrezzature lo aiutano a rimontarle e a vestirsi sul bordo del sifone che impedisce alla spedizione di proseguire l’esplorazione della grotta che, a quel punto, può essere profanata solo grazie ad un subacqueo con la mentalità dello speleologo. Tutto vero, ma qui siamo in mare e quindi procediamo con ordine. La maggior parte delle rocce ha pori e fratture che non sono percorribili. Le grotte sono invece delle cavità che possono essere percorse dall'uomo e che possono snodarsi nel sottosuolo anche per decine e centinaia di chilometri oltre a raggiungere profondità vicine ai duemila ........ CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO QUI

martedì 27 agosto 2013

Ultime news dal sito SPELEOSUBTEK

Sulla home-page del sito www.speleosubtek.com sono riportate alcune belle immagini del nostro amico Attilio Eusebio delle immersioni sul relitto del S. Guglielmo a Loano e sul relitto della Haven.