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sabato 14 luglio 2018

Incidente grotta Thailandia: tutto il racconto del salvataggio e la protezione dello "spirito della grotta"

IL RACCONTO DEL SALVATAGGIO

Il NEW YORK TIMES ha pubblicato un lungo articolo molto interessante che descrive in maniera dettagliata le operazioni di soccorso dei 12 ragazzi e del loro allenatore nella grotta di Tham Luang in Thailandia. Con interviste dirette ai soccorritori ci permette di ripercorrere tutta la vicenda di questo eccezionale salvataggio scoprendo che, come dicono loro stessi, è andata meglio di qualsiasi più rosea previsione. Non sono mancati imprevisti ed incidenti (tra cui la morte del Thai Navy Seal Sanam Gunman) ma una perfetta organizzazione e un'esperienza che solo gruppi di soccorso specializzati in grotta come quelli che hanno pianificato l'intervento possono avere, si è riusciti in una operazione che e' ai limiti dell'incredibile. La lettura di questo articolo del Times ci permette di capire bene la complessità di una operazione del genere.
Poi c'e' un'altro aspetto fin qui poco raccontato che è quello invece religioso e culturale e che secondo noi merita una certa attenzione.

LA PROTEZIONE DELLO "SPIRITO DELLA GROTTA"

L'antropologo dell' università di Princeton Andrew Alan Johnson sul blog "The Conversation" (qui l'articolo originale) racconta che, come tutte grotte della zona, anche la grotta di Tham Luang è accompagnata da una serie di miti e leggende sulle "forze spirituali" che la impregnano, addomesticate da preghiere e offerte. Letteralmente Tham Luang Nang Non, questo il nome completo, vuol dire "la grotta della ragazza adagiata". La ragazza in questione è una principessa, che, secondo la leggenda, rimase incinta di un cittadino comune e fuggì con lui. Alla morte del compagno la donna, che ora è lo spirito guardiano del luogo, si suicidò con un coltello: il suo corpo sarebbe diventato il monte Doi Nang Non e il suo sangue il fiume Mae Nam Mae Sai. Secondo la leggenda, chi visita la caverna deve adorare lo spirito per evitare di essere inghiottito.
Questo tipo di miti, ricorda l'esperto, è comune a tutte le caverne della zona. C'è ad esempio, poco più a sud, la grotta di Nang Non, il cui spirito guardiano (rappresentato dal manichino nella foto) sarebbe quello di un nobile attirato nella caverna da una bellissima donna e poi ucciso. "Le caverne sono posti pieni di forza, ma anche di pericoli; questi luoghi spesso hanno dei rituali annuali per assicurare che gli spiriti siano benevoli per i villaggi" racconta Johnson. "Gli spiriti hanno un aspetto feroce, e d'altra parte regnano su un mondo inospitale che deve essere addomesticato prima di diventare utilizzabile dagli uomini. Proprio questa consapevolezza del pericolo si traduce nei riti che si tengono nella regione", precisa l'antropologo. Ad alimentare i miti c'è anche il fatto che nel nord della Thailandia si incontrano tre religioni: "C'è la fede nel potere di particolari posti o persone, il rispetto per gli insegnamenti buddisti, e un modello di potere spirituale basato sulle tradizioni Hindu più antiche", sottolinea Johnson.


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