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mercoledì 12 maggio 2021

Disponibile il nuovo libro di Enrico Felici: ANTIUM Archeologia subacquea e Vitruvio nel porto di Nerone (EDIPUGLIA)

Il volume è incentrato sul porto fatto costruire da Nerone ad Antium ‘con un’enorme spesa’, come scrive Svetonio. Sui suoi resti, emersi e sommersi, l’Autore ha svolto a più riprese rilievi, prospezioni e scavi subacquei, che hanno fornito molti dati topografici e tecnico edilizi; tra cui singolari e rare sigle punzonate sui legni delle casseforme di fabbrica. La ricerca si è avvalsa non solo di fonti archeologiche, ma anche anche letterarie, cartografiche, fotografiche e aerofotografiche, fino ai documenti d’archivio e alle cartoline illustrate d’epoca, sulla base delle quali si sono ricostruiti episodi della storia moderna del complesso portuale e della sua conservazione. 

Il porto di Antium si inscrive appieno nella politica di infrastrutture portuali imperiali: per la paternità neroniana, ma anche per i suoi resti archeologici, che testimoniano in modo chiaro gli avanzamenti raggiunti nel I secolo d.C. dalla tecnica di costruzione in ambiente marittimo, basati sul cementizio pozzolanico, secondo le indicazioni di Vitruvio nel De architectura. Rassegne critiche di procedimenti di costruzione in varie strutture portuali e di fonti iconografiche di soggetto marittimo contribuiscono a formare il quadro generale di queste tecnologie, in cui si riscontrano non solo i metodi vitruviani, ma anche ulteriori sistemi menzionati da altre fonti: un bagaglio operativo di ingegneria marittima che costituì la base per un programma portuale imperiale mirato alla sicurezza delle rotte. Conclude pertanto il volume una panoramica delle strategie annonarie di Nerone: un tema storico nel cui ambito il porto di Antium non va, come in passato, interpretato quale mera appendice della villa imperiale, ma piuttosto come un presidio della vitale rotta tirrenica su cui viaggiava il grano diretto a Roma. 



Enrico Felici è laureato in Rilievo e Analisi Tecnica dei Monumenti Antichi all’Università di Roma La Sapienza; è cofondatore dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei e del periodico L’archeologo subacqueo; ha insegnato nel primo corso di laurea in Italia in Archeologia subacquea (Università della Tuscia); insegna (Università di Catania) Rilievo e analisi tecnica dei monumenti antichi e Topografia del territorio antico: emerso, litoraneo e subacqueo. Ha pubblicato vari articoli, principalmente sulla documentazione archeologica in ambito costiero e sommerso e sulla topografia antica litoranea. È autore di Archeologia subacquea. Metodi, tecniche e strumenti (IPZS, Roma 2002), di Nos flumina arcemus, derigimus, avertimus. Canali, lagune, spiagge e porti nel Mediterraneo antico (Edipuglia, Bari 2016) e di Thynnos. Archeologia della tonnara mediterranea (Edipuglia, Bari 2018).

venerdì 7 maggio 2021

Mondi sommersi e sotterranei (8): Volare nella storia

VOLARE NELLA STORIA (Mario Mazzoli, A.S.S.O.)


L’archeologo, il geografo, il geologo e altri specialisti spendono molto del loro impegno per procurarsi o realizzare immagini. Foto in proprio, foto aeree, dettagli, ortofoto tramite palloni frenati e filmati presentano caratteristiche proprie dovute al mezzo di ripresa e alla situazione nella quale sono state realizzate e raramente si prestano a più usi. Ecco perché, da quando abbiamo cominciato a proporre l’utilizzo di droni volanti, ben più di dieci anni fa, le esperienze di sono moltiplicate a velocità impressionante. 

L’uso di questi APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto) implica un rischio contenuto e consente molteplici opportunità di impiego professionale. Si parla di impiego professionale perché molti hanno la percezione che sia sufficiente acquistare un bel drone e fare un corso di pilotaggio per diventare un cineasta di grido o un topografo moderno. Un risultato concreto, e fruibile anche dalla comunità tecnica e scientifica, è invece condizionato da un complesso mix di hardware, software e capacità del pilota che va continuamente aggiornamento e bilanciato, spesso in loco, che non si può improvvisare. 

Questi mezzi sono utili per rilievi e monitoraggio del territorio, creazione di modelli tridimensionali, verifiche di edifici e di agglomerati storici, accesso in zone impervie e rilievi con termo camere. Consentono riprese alta risoluzione anche per ispezioni interne agli edifici, visione generale di grandi spazi, spot pubblicitari, documentari ed eventi. Possono volare a vista, oppure essere controllati tramite un visore e/o uno schermo che riportano quanto in quel momento il drone stia “vedendo”. 

Nel caso di distanze elevate o di volo autonomo, appositi software consentono di impostare la rotta o l’area di interesse che il mezzo segue in totale autonomia per tornare al punto di decollo anche nel caso di perdita del segnale. Travagliata, come al solito, è stata la genesi della legislazione in materia che è passata dall’anarchia totale a complicate e costose autorizzazioni. La situazione sembra ora essersi sufficientemente chiarita ma si consiglia di prendere atto delle specifiche normative che riguardano la tipologia di mezzo, la zona di sorvolo, i titoli del pilota, assicurazioni, ecc. oltre all’ovvio rispetto della regola del chi rompe paga. Dicevamo che è con un batter d’ali, o meglio di eliche, che tramite questi apparecchi si ottengono risultati di altissimo livello qualitativo con tempi e costi incomparabili rispetto ad altre opzioni. 

Non ci stancheremo però di ricordare che la piccola astronave è solo uno degli elementi cardine di un processo operativo in cui competenze di carattere tecnico, tecnologico, esperienziale e di software si fondono per l’ottenimento di risultati utilizzabili a diversi livelli e proprio per questo la nostra fortuna è stata quella di incontrare Francesco Marsala, un vero precursore della materia. Certo è, comunque, che quando si vede all’opera una squadra che mette a profitto questi mezzi resta ben poco da capire sul loro potenziale. Tra l’altro ASSO è una delle pochissime organizzazioni che vanta grande esperienza nell’impego di APR anche in aree sotterranee dove le limitazioni tecniche e logistiche presentano, ogni volta, sfide diverse. A prescindere da aspetti tecnici, potrebbe essere di interesse riportare quanto un famoso archeologo ci abbia riferito di aver provato in un viaggio condotto su una famosa area archeologica, alcuni anni fa. Dopo aver avvertito un fruscio proveniente da terra scorgo una sorta di libellula meccanica che si leva in volo dinanzi a noi. Si sostiene nel vuoto grazie a sei pale rotanti su altrettanti motori elettrici inseriti su bracci posti a esagono. Spie, led, motori di ceramica, sistema di stabilizzazione inerziale e un obiettivo che punta verso di noi: una macchina fotografica o una telecamera? Da qui non riesco a capire. Inforco una specie di occhiali da pilota di cacciabombardiere che Francesco Marsala, progettista, costruttore e pilota professionista, mi porge. Mi appare una visione sincronizzata su due microscopici monitor. Un attimo di sbandamento, l’istinto mi porta a girare la testa verso il drone ma non so dove sia; vedo invece ciò che lui sta vedendo. 

Riprendo una posizione stabile e dalle cuffie sento Francesco che mi dice: “come vedi siamo in volo, cosa vuoi riprendere?” Mentre altri due tecnici controllano le operazioni attraverso una stazione di terra penso a cosa proporre, ma in questa prima prova, decide per me Francesco. “Come puoi vedere dai dati di altitudine, sul lato delle immagini, siamo a una quota intorno ai 2 metri. Ora facciamo una rotazione di 360 gradi.” Guardando capisco che il drone sta ruotando su sé stesso; poi si ferma quasi a scrutarci e mi vedo ripreso in video. Gli strumenti danno le coordinate, la direzione bussola, la quota, il livellamento, l’intensità del segnale GPS e diverse altre informazioni ma la mia attenzione si concentra sul video pronto per essere catturato sia dalla memoria del velivolo che dalla workstation di terra. Inizia la navigazione: lo spettacolo lascia senza fiato. E’ difficile capire che ciò che stiamo vedendo è proprio lo stesso posto dove abbiamo lavorato per anni. Si passa da alte quote a riprese ravvicinate; da immagini immobili con il drone fermo in aria a passaggi attraverso archi e porte e corridoi. Voliamo verso una importante via consolare. Dopo una rotazione su un piano orizzontale il mezzo si ferma e nelle immagini appare il grande monumento. Alto circa quaranta metri, trenta di diametro già riprendendolo da pochi metri si presenta come se non lo avessimo mai visto e siamo solo a mezza altezza. Francesco comunica “ora saliamo di quota, voleremo sui 30 metri e potremo riprenderlo nella sua completezza.” 

Si sale, la videocamera lambisce le pareti in travertino del mausoleo che si sfilano, si riducono, più saliamo più si scopre. Filmiamo la merlatura e andiamo ancora più in alto per assicurarci uno spettacolo unico. Non credo a quello che vedo; vorrei puntare io la telecamera o la macchina fotografica e manovrare gli zoom ma non posso perché è solo il pilota che può trasmettere i segnali per le foto o il video mentre, con un mezzo di livello superiore, sarebbe possibile gestire tramite persone diverse le funzioni di pilotaggio e di ripresa. Mi tolgo gli occhiali e sono attratto dalla consolle, dai molteplici controlli di volo, dall’autonomia del velivolo e dalla capacità del pilota ma quello che continua a sorprendermi è la stabilità delle immagini in volo. Chiedo e mi rispondono che la foto-videocamera è stabilizzata sul piano orizzontale con motori elettrici e con un giroscopio di elevata precisione; che l'inclinazione verso il basso, che varia in relazione alle ottiche prescelte, è assicurata da altri motori inerziali; che il corpo macchina è posizionato su una vera e propria micro steadycam e che le fotocamere e le video utilizzabili vanno dalle piccolissime micro color alle video camere super professionali. Tutto molto, molto interessante ma …. a me interessano le applicazioni. Andare a frugare e a documentare quell’angolo del monumento al quale non sono mai riuscito ad arrivare. Verificare a costi contenuti quelle alte lesioni. Realizzare un modello 3d ad alta precisione, avere finalmente un filmato promozionale per questa splendida area archeologica che è fuori dai circuiti turistici tradizionali. Non mi serve altro né altri particolari tecnici, in pochi minuti ho già capito e le decine di applicazioni e aree di intervento si accavallano nella mia testa.



Il documentario "Progetto Albanus: dentro l'antico emissario" vince il prestigioso premio NEW YORK MOVIE AWARDS come migliore documentario

Nel mese di aprile 2021 è stato riconosciuto il premio come "Best feature Documentary" del festival New York Movie Awards al documentario "Progetto Albanus: dentro l'antico emissario" di Massimo D'Alessandro prodotto dalla ASSO in collaborazione con la Federazione HYPOGEA. 


domenica 2 maggio 2021

2 maggio 2021:Approvato il progetto di copertura dell'arena del Colosseo. Tecnologia sofisticata e "green". L'obiettivo di una "piazza" per la cultura

"Un pavimento in legno dall'anima super tecnologica e green, con un sistema di pannelli dall'anima in fibra di carbonio che, muovendosi e ruotando come una sorta di super sofisticato brie soleil, garantiranno sia la vista dei sotterranei sia la loro ventilazione. Ecco come sarà nel 2023 la nuova arena del Colosseo, la sfida più ambiziosa e contestata del ministro della cultura Franceschini." (fonte: ANSA.IT - qui il link articolo completo)

Il percorso di questo progetto approvato oggi, 2 maggio 2021, inizia da molto lontano (2014) e numerose discussioni si sono avvicendate nel corso di tutti questi anni con alterne e diverse opinioni. 

Ora dal progetto vincitore di Milan Ingegneria ci vorranno alcuni mesi per l'elaborazione del progetto esecutivo o probabilmente alla fine del 2021 verrà emesso il bando di gara per la società che dovrà realizzarlo. Obiettivo finale 2023.

Proponiamo di seguito un video che descrive il percorso e la timeline con cui si è arrivati all'approvazione del progetto con le spettacolari immagini aeree dal drone girate da una squadra della nostra associazione ASSO il 25 aprile 2020, in pieno lockdown della pandemia di Covid19, nell'ambito della collaborazione che ha la nostra ASSO ormai da parecchi anni con il Parco Archeologico del Colosseo.


Per approfondire la genesi di questo progetto ed il suo tortuoso percorso riportiamo qui di seguito un interessante ed esauriente articolo del Prof. Giuliano Volpe (Archeologo e Presidente emerito del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici del MIBAC) pubblicato recentemente sull'Huffington Post: CLICCARE QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO


venerdì 30 aprile 2021

Mondi sommersi e sotterranei (7): La Nave Ospedale Italiana PO

LA NAVE OSPEDALE ITALIANA PO (Mario Mazzoli. A.S.S.O.)


Il Po, al maschile come vengono denominati i piroscafi, fu varato nel 1911 a Trieste come Wien. Centotrenta metri di lunghezza e sedici di larghezza, circa settemilatrecento tonnellate di stazza. Nel 1916 fu requisito dalla Marina Asburgica e trasformato in nave ospedale. Danneggiato ritornò alla compagnia di navigazione per poi essere nuovamente sequestrato e trasformato in nave caserma per il personale impiegato nella base sommergibili di stanza a Pola dove, nel 1918, fu rocambolescamente danneggiato dagli incursori Italiani, nella stessa giornata del 1 novembre nella quale fu affondata la corazzata Viribus Unitis, della Marina austro-ungarica. Requisito come preda di guerra dalla Marina Italiana fu riallestito come piroscafo e reimmatricolato nel 1921 come Vienna. Nel 1935 acquisì il nome di Po per poi, nel 1941, essere nuovamente requisito e ancora una volta trasformato in nave ospedale. 

Dopo quattordici missioni e il trasporto di circa seimila feriti, finì i suoi giorni nella baia di Valona la notte 14 marzo del 1941 quando un siluro inglese lo colpì sulla fiancata di dritta affondandolo in pochi minuti; causando la morte di 22 persone tra marinai e crocerossine. L’attacco ad una nave ospedale suscitò molto clamore. In prima fase, oltre ad informazioni di regime come il falso abbattimento degli aerosiluranti nemici, girò la voce che il siluramento fosse avvenuto perché gli aeroplani non avrebbero riconosciuto la nave ospedale a causa dell’assenza di illuminazione notturna prevista per una nave ospedale alla fonda. Si fece strada anche una versione più romanzata che si riferiva ad una ipotetica notizia diffusa sui servizi segreti inglesi che avrebbero rilevato, durante delle intercettazioni, il nome di Mussolini come presente sulla nave. In realtà a bordo un Mussolini c’era ma si trattava di Edda Ciano Mussolini, figlia del duce e moglie del Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, allora trentenne e crocerossina che scampò all’affondamento. 

Quando, successivamente, la verità fu appurata, venne confermata invece l’ipotesi dell’oscuramento e la Marina Italiana riferì che la nave fu resa tale per non rendere evidenti con altre luci, oltre al chiarore della luna, ulteriori navi italiane alla fonda nella stessa baia come i piroscafi Stampalia e Luciano, oltre alla torpediniera Andromenda. Non si ha quindi certezza di un attacco deliberato da parte degli inglesi a una nave ospedale, come era accaduto in altre occasioni, e resta dubbio il ruolo dell’oscuramento: causa o scusante? Dopo ottanta anni, il relitto si presenta ancora in assetto di navigazione. a circa un miglio dalla costa su un fondale fangoso tra i 35 e 37 metri di profondità, parzialmente avvolto dalle reti e con i ponti superiori in legno divelti anche dalle bombe dei pescatori di frodo. Una prima immersione fu effettuata dal team A.S.S.O. e dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia nell’estate del 2008, sottraendo una mattinata alle ricerche archeologiche subacquee nelle quali erano impegnati. 

L’anno successivo venne condotta una esplorazione, gestita da A.S.S.O., in collaborazione con il Servizio Navale della Guardia di Finanza di stanza in Albania e l’Associazione Subacquea Blu Sub di Tirana. Attraverso l’utilizzo di tecniche speleosubacquee e impiegando respiratori subacquei a circuito chiuso, detti rebreather, per evitare che in alcuni punti particolarmente insidiosi le bolle degli erogatori classici liberassero il fango dalle volte delle aree chiuse facendolo precipitare pregiudicando ulteriormente la visibilità, l’équipe è potuta penetrare nelle aree più interne del relitto. Con non poche difficoltà si riuscì ad accedere fino ai ponti inferiori, alla sala macchine e ad ispezionare anche la sala operatoria, l’officina e diversi altri ambienti di interesse storico e documentaristico. Il lavoro, che ha richiesto complessivamente 144 immersioni per un totale di 8.352 minuti e si è rivelato entusiasmante e produttivo, nonostante la pessima visibilità dovuta al trasporto di grandi quantità di fango, e non solo, proveniente dei fiumi a nord della baia gonfi per le incessanti piogge del periodo. L’esplorazione è stata anche video registrata per analizzare successivamente i dettagli e ulteriori dati legati all’armamento della nave oltre che per fornire materiale necessario a comprendere lo stato di conservazione e di degrado dei vari ambienti. 

Le riprese esterne sono state effettuate da una troupe RAI che ha seguito l’intera missione mentre le riprese subacquee sono state gestite dagli stessi componenti del team A.S.S.O. Un bellissimo servizio fotografico è stato realizzato da Gennaro Ciavarella, affermato fotografo subacqueo, mentre un servizio televisivo è stato poi montato e inserito in uno speciale "TG2 Dossier", a cura del giornalista e storico Ulderico Piernoli, dedicato alla storia delle navi ospedale e andato in onda su RAI 2. Il materiale filmato è stato anche utilizzato nel documentario A.S.S.O. “Albania: la storia sommersa” di Massimo D’Alessandro.