Strage delle Maldive: come evitare i rischi e gestire la sicurezza nelle immersioni profonde (dal TG LA7)
In seguito al tragico incidente costato la vita a cinque subacquei italiani alle Maldive, il giornalista Vittorio Russo del TG LA7 ha raccolto l'analisi e le riflessioni del nostro Mario Mazzoli (Membro della Commissione Nazionale di Speleologia Subacquea della Società Speleologia Italiana e Direttore Generale della A.S.S.O.) per fare luce sui rischi legati alle attività subacquee ad alte profondità e all'interno di ambienti chiusi. Di seguito pubblichiamo il video integrale dell'intervista e un breve estratto.
I rischi oltre i 50 metri: la gestione dei gas
Scendere oltre la soglia dei 50 metri comporta un aumento esponenziale della pressione atmosferica (pari a 1 bar ogni 10 metri di profondità). In questo scenario, la tecnologia odierna offre un supporto fondamentale, ma il subacqueo deve saper gestire con precisione la tossicità dell'ossigeno e l'effetto narcotico dell'azoto, che inizia a farsi sentire già intorno ai 30-35 metri. Per ridurre i rischi legati all'azoto e preservare la salute, le immersioni tecniche moderne (tra i 50 e i 70 metri) prevedono l'utilizzo di miscele ternarie contenenti elio. I moderni sistemi elettronici e i computer subacquei aiutano a calcolare e dosare la "miscela migliore" (best mix) in modo continuo lungo tutto il profilo di profondità.
Immersioni in ambienti chiusi: regole e attrezzature
Quando ci si immerge all'interno di relitti ("la regina") o grotte, l'approccio mentale e metodologico cambia radicalmente: l'uscita non è più verticale ma vincolata al percorso d'ingresso. Le linee guida per la sicurezza in questi ambienti prevedono: Ridondanza totale: È obbligatorio disporre di una dotazione doppia o tripla di attrezzature e manometri, affinché un eventuale guasto a un singolo componente non comprometta la possibilità di tornare in superficie in sicurezza. La regola dei quarti: Nella pianificazione del gas consumato (specialmente con le bombole classiche in circuito aperto), si applica spesso la tecnica del quarto: un quarto del gas serve per l'andata, un quarto per il ritorno e la restante metà viene conservata come riserva per gestire eventuali imprevisti. Il filo d'arianna (sagola guida): Uno strumento imprescindibile, anche negli spazi più ristretti, per poter ritrovare sempre la via d'uscita.
Analisi degli incidenti e formazione
Mazzoli sottolinea che un incidente subacqueo non è quasi mai il risultato di un singolo problema isolato, bensì di una catena di eventi e complicazioni. In caso di risalite troppo rapide o non controllate, il subacqueo rischia gravi patologie da decompressione (MDD) dovute alla liberazione di bolle d'azoto nel corpo. In tali contesti, il compito degli esperti e delle autorità è duplice: restituire i corpi alle famiglie e analizzare l'attrezzatura e i gas usati per comprendere l'esatta dinamica e migliorare la didattica futura. Infine, un monito sulla scelta delle scuole di formazione: sebbene il boom del turismo subacqueo abbia portato alla nascita di corsi brevi (anche di soli due giorni) adatti a immersioni ricreative entro i 10 metri, l'immersione profonda richiede una preparazione costante, una solida tradizione didattica e una rigorosa consapevolezza dei propri limiti.